"San Godenzo"

(sup. kmq 99,19 - ab. 1.165)

Situato in posizione sopraelevata, raggruppato intorno alla chiesa, sulle rive del torrente omonimo.

Il borgo si e' sviluppato intorno all'antica ABBAZIA BENEDETTINA DI S. GODENZO la cui fondazione risale al 1028.

Da Castagno d'Andrea, che diede i natali al pittore rinascimentale Andrea del Castagno, si accede al PARCO NAZIONALE DELLE FORESTE CASENTINESI MONTE FALTERONA E CAMPIGNA.

Consigliata e' l'escursione a piedi che dal Passo del Muraglione porta alla affascinante CASCATA DELL'ACQUA CHETA citata da Dante nella Divina Commedia (Canto XVI dell'Inferno).

Cenni storici

Le Otto frazioni del Comune di San Godenzo - Casale, Castagneto, Castagno d'Andrea, Ficciana, Gugena, Petrognano, San Bavello e Spaliena - occupano, insieme al nucleo principale del capoluogo, un territorio di circa 99 Kmq tra l'Alpe di San Benedetto ed i contrafforti del Falterona, con un'altitudine media oltre i 700 metri s.l.m.

La popolazione è passata in trent'anni da oltre 3000 a poco più di 1200 unità: un indice chiarissimo della crisi dell'attività agricola che ha determinato l'abbandono della montagna e non è stata compensata dallo sviluppo industriale, alquanto improbabile in zone così decentrate. Solo di recente si sono riscoperte le possibilità economiche della montagna, sviluppandovi in modo moderno le attività tradizionali (allevamento, silvicoltura, turismo) e le lavorazioni artigianali connesse.

San Godenzo appartenne ai conti Guidi, famiglia di origine longobarda scesa in Italia forse nel X sec., i quali avevano costruito, a difesa del loro territorio, numerose rocche e castelli: San Bavello, San Godenzo, lo Specchio, Monte a Orida, Poggio al Puledro, Castagno, Serignana.

Nel 1344 caddero sotto il dominio della Repubblica Fiorentina le rocche ed i castelli di San Bavello, San Godenzo, Ficciana e Casale; nel 1366 furono comprati, per 2650 fiorini, i castelli di Serignana, Monte a Onda e Castagno. Quasi nulla è rimasto delle rocche e dei castelli, anche perché Firenze ne ordinò l'abbattimento onde togliere ai vinti feudatari ogni velleità di poter ricostituire il proprio dominio. San Godenzo sì costituiva così in "Uffizialato", innalzato poi a Podesteria agli inizi del sec. XVI.

L'ultima guerra mondiale ha portato un tragico momento nella vita di questo comune, che venne a trovarsi proprio sulla linea gotica: il capoluogo e le frazioni vennero minati, pesanti furono le distruzioni. Si salvò l'abbazia di San Godenzo, uno dei monumenti più famosi e più insigni della zona.

Questa abbazia è sicuramente molto antica: i primi dati certi risalgono al 1028, quando il vescovo di Fiesole, Jacopo il Bavaro, si dedicò alla ricostruzione di un'antica pieve benedettina del IX secolo, donata dai monaci alla mensa vescovile di Fiesole, imponendo ai costruttori il modello della coeva cattedrale di Fiesole. Jacopo il Bavaro depose nella pieve rinnovata le reliquie di San Godenzo, eremita del VI sec. molto venerato dalla popolazione locale, in onore del quale sarebbe sorta l'antica chiesa del sec. IX.

L'abbazia è universalmente nota per un evento storico del 1302, quando un buon numero di fuorusciti ghibellini e guelfi di parte bianca vi si riunì in segreto (Dieta Ghibellina: 8 giugno 1302) per organizzare, unitamente ai conti Guidi e agli Ubaldini, un'impresa militare che avrebbe dovuto mutare l'assetto politico di Firenze. Fra i presenti - come risulta dal rogito - "Dante Alighieri", bandito dalla città già da due anni. La congiura sfociò in un fallimento con la sconfitta della Lastra (1305): il poeta, deluso dagli avvenimenti e ancor più dagli occasionali alleati, rinunciò per sempre al ritorno e fece "parte per se stesso".

L'abbazia, che nel corso dei secoli aveva subito varie trasformazioni, è stata restaurata nel 1907, nel '21 e nel '47, per riportarla alle forme originarie. Pregevoli opere sono conservate nel suo interno: un polittico di Bernardo Daddi (XIV sec.) sull'altare del presbiterio; una scultura lignea di Baccio d'Agnolo (1507) raffigurante San Sebastiano, collocata nella navata sinistra. L'altare maggiore, che risale all'epoca della fondazione dell'abbazia, presenta notevoli intarsi in marmo policromo.

In occasione del nono centenario dell'abbazia, nel 1929, nella volta dell'abside fu realizzato un mosaico di grandi dimensioni.

Fra le chiese degne di nota nel circondario bisogna ricordare San Bavello, costruita verso il 1000, più o meno contemporaneamente alla rocca di San Bavello. La rocca fu distrutta da Firenze nel 1341. La chiesa, dedicata a San Bavello (forma dialettale di San Babila), sorse secondo una leggenda per volontà della contessa Matilde di Toscana, e rimane l'unico vestigio a testimoniare lo splendore di cui queste terre godevano in epoca medievale. Ha subito vari rimaneggiamenti nel corso dei secoli e nel 1924 è stato completato un restauro necessario per riparare i danni del terremoto del 1919.

Dalla statale per Dicomano, che congiunge San Godenzo a San Bavello, si distacca verso nord una tortuosa strada di montagna che giunge a Castagneto e a Petrognano, dove si trova la chiesa di San Giorgio. Da San Godenzo, poi, parte una strada che porta a Castagno d'Andrea e alle pendici del Falterona; prima di arrivarvi, a 582 m. di altitudine, sorge San Niccolò a Casale, costruita verso il 1100.

A Castagno, secondo la tradizione, in una delle ultime case del paese sarebbe nato il celebre pittore Andrea (1409-1457): sulla facciata si trova oggi una lapide commemorativa. Fino al 1796-'98 Castagno fu comune autonomo, ed è per questa ragione che da pochi anni, nel mese di settembre, il Consiglio Comunale viene tenuto in questa località.

. Dell'antica chiesa di San Martino, sul poggio omonimo, rimangono solo tracce e dell'oratorio di San Vespasiano sono stati ritrovati pochi reperti. L'attuale chiesa di San Martino, situata al centro del paese, è del 1840: distrutta nell'ultima guerra, è stata ricostruita ex novo e impreziosita da un affresco di Pietro Annigoni.

Ma se l'uomo ha costellato questo territorio di opere architettonicamente mirabili, che peraltro ritroviamo in copiosa quantità nell'intera Val di Sieve, la natura è stata oltremodo magnanima e per certi aspetti irripetibile proprio qui, nell'Appennino che divide Firenze dalla Romagna. I tornanti della strada del Muraglione (S.S. 67), oggi riscoperta dal turismo, rivelano suggestivi paesaggi; ricordiamo la Stretta del Cavallino ed il lieve declivio della Fiera dei Poggi, che prende il nome appunto da una fiera che annualmente vi si svolgeva con grande concorso di gente della Toscana e della Romagna.

Una località che merita di essere menzionata è la valle con la cascata dell'Acqua Cheta, ricordata da Dante nel canto XVI dell'Inferno; il cadere del fiume infernale è paragonato a questa cascata:

"Come quel fiume, c'ha proprio cammino / prima da monte Veso inver levante / dalla sinistra costa d'Appennino, / che si chiama Acquacheta suso, avante / che si divalli giù nel basso letto, / ed a Forli di quel nome è vacante, / rimbomba là sovra San Benedetto / dall'Alpe, per cadere ad una scesa, I ove dovria per mille esser ricetto;/così, giù d'una ripa discoscesa I trovammo risonar quell'acqua tinta I ...".

La valle ha corso di recente un gravissimo rischio: di qui sarebbe dovuto passare il metanodotto algerino, deturpandola irrimediabilmente. La decisa opposizione dei comuni di San Godenzo e Portico di Romagna ha evitato lo scempio e ancora oggi la valle si offre al visitatore nella sua intatta bellezza. La difficoltà di accesso, la natura impervia dei terreni, ne ha fatto un'oasi faunistica di particolare valore, la cui conservazione dovrà costituire un impegno per tutti i cittadini e per le competenti amministrazioni.

Seguendo il crinale appenninico si giunge alla zona della Fonte del Borbotto (1200 m. s.l.m.), ai piedi del Falterona, severo e maestoso, dove la natura è regina in assoluto.

La stessa frana del 1960, che sconvolse un'ampia plaga di quel versante modificandone l'aspetto, viene a costituire un interesse scientifico per gli esperti di geologia. Qui si danno appuntamento i cultori del "trekking" (versione moderna dell'escursionismo), gli amanti della natura, ed i desiderosi di ossigeno e di pace, per sfuggire lo stress della civiltà del fondovalle.

Il notevole afflusso estivo di turisti e villeggianti ha stimolato la rinascita di antiche usanze e ha suscitato varie nuove iniziative di carattere culturale ed artistico, promosse dall'Associazione Andrea del Castagno e da quella della Valle del Falterona (Pro Loco) di San Godenzo. Dopo molti anni, per esempio , la Fiera dei Poggi è stata ripresa nell' Agosto '83, con larga partecipazione di allevatori, commercianti di bestiame e visitatori; l'animazione festosa del luogo, la curiosità della gente, l'interesse dei venditori, fanno sperare che si sia ricreato un tradizionale punto d'incontro fra toscani e romagnoli, vivo e vitale, diverso dalle solite manifestazioni folkloristiche.

Altra ricorrenza, ormai ben nota, è la "Sagra del cacio pecorino", che viene tenuta la prima domenica di luglio. Ad essa partecipano pastori locali e delle zone circonvicine, i cui prodotti sono assai rinomati per qualità e genuinità. L'unità di intenti tradotta in una corretta e stretta interdipendenza dei ruoli del Comune e della Pro Loco nelle iniziative, ha dato alle manifestazioni succitate un significato che va ben oltre quello che generalmente si attribuisce ad una fiera o ad una sagra. In effetti è la riconquista dei valori della montagna e delle sue risorse soprattutto da parte di coloro che per atavica passione, e non certo per calcolo economico, continuano a tutelarla vivendoci.

Terminando questo breve discorso su San Godenzo, ci sembra doveroso ricordare l'"Estate musicale di Castagno d'Andrea". Nata vari anni fa quasi in sordina per iniziativa personale di don Brezzi, parroco di Castagno d'Andrea, è giunta anno dopo anno ad assumere rilevanza nazionale. Oggi è curata dall'Associazione Andrea del Castagno, con la partecipazione di insigni musicisti italiani e stranieri.

Manifestazioni ricorrenti

- luglio/agosto: Dante Ghibellino rievocaz. storica.
- agosto: Fiera dei Poggi.
- agosto: Estate musicale - Il Castagno d'Andrea.
- settembre: Festa del patrono.
- ottobre: Ballottata a Il Castagno d'Andrea.

- giorni di mercato: domenica mattina